Nuova edizione - N° 5 del 11 giugno 2012
La legge 150, dodici anni dopo


In questo numero troverete una dichiarazione del collega Giovanni Rossi, Segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, in merito ad un anniversario che ci interessa tutti: il dodicesimo anno di non attuazione della legge 150 del 2000.

La nostra Associazione si riconosce ampiamente nelle affermazioni di Marcello Ciamaglia,  capo ufficio stampa della Provincia di Pesaro-Urbino, e nelle parole di Giovanni Rossi, quindi troverebbe pleonastico aggiungere un’ulteriore pagina al “cahier de doléances” . Tuttavia una riflessione, ferma e pacata s’impone.

Anche nella comunicazione pubblica i tempi delle parole stanno finendo.

Gli oltre 50.000 dipendenti che svolgono questo lavoro e le decine di migliaia di laureati in Scienze della Comunicazione, pur avendo dimostrato sinora grande rispetto per le Istituzioni e comprensione per le problematiche che la legge 150 richiede, pensano che sia giunto il momento che chi può e chi deve mandi un forte segnale nella direzione di una reale riorganizzazione dell’intero settore.
Una riorganizzazione che tenga conto dei titoli di studio, dei Master di formazione, delle competenze acquisite e della grande professionalità che ogni giorno, nei Comuni, nelle Regioni, nei Ministeri, nelle Università e in altre centinaia di organizzazioni locali e nazionali, i comunicatori pubblici  e i giornalisti esprimono per fronteggiare una situazione sempre più caotica e incomprensibile.
Ci chiediamo che senso abbia e quale reale volontà esprima il continuo proporre soluzioni miracolistiche che una volta si chiamano nuove tecnologie, un’altra smart cities e un’altra ancora servizi digitali.

Ovviamente niente da dire contro chi ci tiene aperte le autostrade del futuro, ma molto da rimpiangere su di un sistema Paese che fa approvare una legge e poi finge di non vedere che la volontà popolare, espressa da un voto quasi unanime dei parlamentari, viene elusa.

Sino a che non verrà dato ordine alle strutture di comunicazione e alle relative professioni, ci sia consentito non solo di dubitare della reale volontà di cambiamento, ma di agire, con tutti gli strumenti a nostra disposizione, per fare della comunicazione pubblica non l’ultima isola dello scambio ma l’inizio di un processo al cui centro vanno collocati il cittadino e le sue attese nei confronti di Amministrazioni che sempre più devono imparare ad amministrare e non a governare.

Poi, ci sarà il tempo per disegnare un futuro diverso.




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