Nuova edizione - N° 314 del 9 settembre 2019
La reputazione e la rete

Nel web la reputazione di una organizzazione è fondamentale. E le insidie da affrontare sono tante. Una reputazione occorre non solo saperla costruire ma anche gestirla, presidiarla tenendo conto che le idee e le opinioni che le tecnologie digitali formano, ma soprattutto influenzano, su chi le utilizza hanno effetti valutativi importanti.

Ci sono alcune riflessioni di Isabella Corradini, psicologa sociale, tratte da "Reputation Today" che affrontano l'argomento che proponiamo qui di seguito.

"Il concetto di reputazione, in particolare quello di web reputation, è sempre più centrale per le persone e le organizzazioni, alla luce di un contesto pervaso da tecnologie digitali permeanti e pervasive, capaci di rappresentarci in molteplici modi. Innanzitutto vale la pena di ricordare che la reputazione implica fiducia, credibilità, rinviando alla considerazione maturata all'interno di una comunità verso qualcuno o verso un brand, un'organizzazione".

"Nel contesto digitale cambia il modo con cui la reputazione si costruisce. La rete, infatti, costituisce una formidabile e immediata sorgente di informazioni in grado di influenzare le impressioni che ci si forma su qualcuno".

"Se è vero che la rete di relazioni gioca un ruolo fondamentale nel processo di formazione della reputazione, non si può negare che il flusso delle relazioni è ormai sempre più mediato dai canali tecnologici. I social media ed il Web in generale favoriscono sempre più l'esposizione delle identità, personali e sociali, modificandone la portata in termini di visibilità. Un conto, infatti, è confrontarsi o essere oggetto di discussione all'interno di un gruppo di persone che si incontrano in un luogo fisico, altro è relazionarsi nel web.

Dice a proposito Corradini che sul web le parole e le frasi diffuse sui social sono lette da migliaia, milioni di individui, e quando colpire la reputazione di qualcuno diventa una vera e propria strategia, gli effetti sono talvolta anche tragici. Lo testimoniano il cyberbullismo il cyberstalking, dove si vuole discreditare la persona (o l'organizzazione) con falsità. E per questo, in un rapporto di forza tra molestatore e vittima è quest'ultima che spesso soccombe. Perché se in una conversazione face to face si può provare a gestire le maldicenze, nel mondo digitale questo diventa praticamente impossibile. E quel che è scritto sui social, diventando virale, aumenta la distorsione delle informazioni e ne fa crescere l'attrattività.

Per questo "La permanenza di queste notizie on line non può essere ignorata ai fini degli effetti di coloro che ne sono vittima".

Secondo Corradini c'è un perchè le persone sono attratte dalle maldicenze.

"Premesso che il contenuto del pettegolezzo può essere anche positivo, è evidente che le persone sono molto più affascinate dai contenuti negativi. Tra le motivazioni il bisogno psicologico di sentirsi al sicuro, condividendo il fatto che si sta parlando di qualcun altro, ma anche conformarsi al gruppo per sentirsi accettati. In linea generale, si tende a ricordare molto di più i comportamenti negativi rispetto a quelli positivi, dal momento che essi non si verificano (o ci si aspetta che non si verifichino) di frequente. In questo modo si attira l'attenzione, stimolando la ricerca di spiegazioni.

"Però i processi di "etichettamento", possono diventare molto pericolosi". Ad esempio Corradini cita i delitti disumani che fanno audience  e che generano colpevoli ad ogni costo perché al processo nelle sedi competenti si sovrappone quello mediatico e "salottiero". Non solo, l'esposizione ai commenti della gente non resta confinata nello spazio del dibattito televisivo ci sono anche i tweet e i post di accompagnamento alla trasmissione, le repliche, l'on line che ampliano il pubblico un numero infinito di volte.

Conclude Corradini: "I canali digitali hanno la loro importanza, ma sono le persone a usarli, non sempre consapevoli delle conseguenze che ne derivano. Considerato il ruolo assunto nel contesto odierno dalle tecnologie digitali, è prioritario attivare percorsi educativi finalizzati al loro uso responsabile. Gli effetti prodotti dall'uso di questi strumenti vanno ben oltre la percezione delle persone. Per questo è importante superare la dicotomia virtuale-reale quando si parla di rete. Le azioni non sono mai virtuali: postare notizie, twittarle, condividerle, implica agire fisicamente ma anche decidere di farlo. 

Ecco perché reale e virtuale, pur sembrando così lontani, sono sempre più vicini. 

 

Fonte "Reputation Today" – www.themiscrime.com




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